| Una vita alla Tortue | ||||
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martedì, febbraio 21, 2006 La politica italiana: “La nave e' ormai in preda al cuoco di bordo e cio' che trasmette al microfono del comandante non e' piu' la rotta, ma cio' che mangeremo domani". S.Kierkegaard postato da achab56 |
16:22 | commenti (1)
sabato, gennaio 21, 2006 "La vita è ricca di premi di consolazione" (Giorgio Faletti)
martedì, settembre 27, 2005 "Io combatto per il latte" (James J. Braddock) Si vede che ho visto "Cinderella man", vero? Ottimo film, peraltro. martedì, agosto 09, 2005 Il treno ha come destinazione La Spezia. Finestrini aperti, quelli che funzionano, umanità sparsa qua e là sui sedili.
Riesco a prenderlo al volo, senza notare se è quello che fa al caso mio, oppure no. Arriviamo a Brignole con la velocità di una vecchia tradotta militare, e lì il treno si arena stancamente sul binario 8. Leggo distrattamente il quotidiano, aspettando di ripartire, nella speranza di un ritardo non considerevole. E, all’improvviso, ecco il diversivo. Nel vagone salgono due senegalesi, con il loro carico di mercanzia e si siedono dalla parte opposta dello scompartimento a quella dove sono piazzato. Una ragazza fuma vicino a loro, proprio davanti al cartello che proibisce quell’attività. Il più vecchio dei due inizia la questione. - Scusi potrebbe spegnere la sigaretta? Qui è vietato fumare. Lo sa? - Io faccio quello che mi pare, sono a casa mia e faccio quello che voglio! - Lei non può fumare qui dentro! - Io sono italiana, sono a casa mia, e fumo quanto mi pare! - Che cosa vuol dire “casa mia”? - Tu sei un rompicoglioni, io fumo quanto mi pare. Sono tre ore che non fumo e devo fumare! - No, tu non fumi, qui non si può! - Io faccio quello che voglio, io pago le tasse, sono piacentina, sono a casa mia e faccio quello che mi pare! - Cosa vuol dire pagare le tasse? Cosa c’entra? Lei è una maleducata! Ora sono tutti e due in piedi, lei gironzola dalle parti dei trenta scarsi, lui è calvo, basso e tracagnotto, collo praticamente inesistente. L’altro nero si alza pure lui e cerca di calmare le acque, probabilmente nell’idioma nativo cerca di convincere l’amico a desistere dal proseguire la “conversazione”. Lei, in piedi, cerca con gli occhi solidarietà, nell’indifferenza generale. I toni sono sempre più accesi e l’arroganza della tipa sta crescendo a livelli esponenziali. Inizio ad essere in preda ad un vago malessere. - Tu sei solo barbone! Io sono a casa mia e faccio quello che mi pare! - Ora io vado dal controllore e poi vediamo come va a finire! - Sì, sì, va pure dal controllore. Anzi, sai che ti dico? Ora ci vado io e gli dico che mi hai molestata! - Tu sei una razzista! - Sì, sono razzista e allora? Ora basta. Si entra in scena. Mi alzo e mi dirigo verso i contendenti, occhiali da sole che riparano gli occhi e mi piazzo davanti all’accanita fumatrice, che ora si è seduta. - Anch’io sono italiano. Lo vedi quel cazzo di cartello che dice che qui non si può fumare? - E tu che cazzo vuoi, ora? - Voglio che tu spenga quel cazzo di sigaretta. La spegni o ti devo buttare giù dal treno a calci nel culo? - Non puoi fare un cazzo di niente; hai capito? - Vuoi che ti faccia arrivare a Piacenza a calci nel culo? Sei italiana e allora lo capisci l’italiano? Hai tempo cinque secondi per spegnere la sigaretta, poi finisce fuori dal finestrino con te dietro. - Ma va affanculo! - A fare in culo ci vai tu. Ti ho detto di spegnere la sigaretta, a casa tua fai quello che ti pare, questa non è casa tua, è un luogo pubblico, di tutti, e non puoi fare quello che cazzo ti pare. Comprendi l’italiano, oppure bisogna che te lo insegni con altre maniere? La tipa spegne la sigaretta, ormai consunta, mormorando qualcosa. Torno verso il mio posto. - Comunista di merda! M volto lentamente, e lentamente torno indietro, ripiazzandomi davanti a lei. E sempre con lentezza abbasso di poco gli occhiali da sole, quel tanto che basta a scoprire uno sguardo inequivocabile. - Prova a dirlo un’altra volta e ti stampo un pugno in faccia. Rialzo gli occhiali e mi dirigo verso il mio posto. Il treno riprende la corsa. Riapro il giornale e continuo la lettura, distratta come prima, ma da altro. postato da achab56 |
14:00 | commenti (4)
lunedì, febbraio 28, 2005 Oggi se n'andata una grande anima. Si chiamava Mario Luzi ed era un poeta. …. e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
vita fedele alla vita
sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.
Da: Vita fedele alla vita
postato da achab56 |
21:19 | commenti (1)
Le calliphore del Codice Da Vinci
Ho "impastato" due titoli di libri che sconsiglio vivamente. "Calliphora": ultimo libro (anzi penultimo) della scrittrice Patricia Cornwell. E' talmente scombinato che fa venire dubbi che l'abbia scritto lei. Vebbè che non ho mai visto una scittrice che non sa scrivere i "finali" come la Cornwell, ma in questo libro la trama è a dir poco imbarazzante. Ah, è passata dalla prima persona alla terza, nel raccontare le vicende. E fa resuscitare Benton Wesley, nella migliore tradizione delle soap opera statunitensi... Il Codice Da Vinci: classico libro da "ombrellone", sembra scritto da un tredicenne erudito, ma al quale non hanno ancora spiegato che non si rubano le idee da libri e film (vedi "Il pendolo di Focault" e "Indiana Jones e l'ultima crociata"). Basta avere un pizzico di esperienza (ma poco, eh) con i romanzi gialli e i thriller e si riesce comodamente a prevedere lo sviluppo delle vicende. Ci sono notevoli svarioni storici. Due i meriti: parlare male dell'Opus Dei e il fatto che fa venir voglia di rileggere I Vangeli Apocrifi, la storia degli Esseni e quant'altro religiosamente "scorretto". Ah, i protagonisti, mascio e femmina, si baciano solo alla fine. Dan Brown, una domanda: ma quanto t'hanno dato per i diritti cinematografici, visto che hai scritto il libro come se fosse già una sceneggiatura di un film? postato da achab56 |
09:15 | commenti (2)
mercoledì, dicembre 29, 2004 La mia generazione è quella di metà degli anni '50.
Quella dei “ricordi in bianco nero”, del Festival di Sanremo in tre serate, di cui solo la serata finale in tv, le altre solo alla radio. La generazione è quella di “Carosello”, con il pianeta Papalla e “Carmencita abita qui?”, dell'ombra incazzosa del caffè Hag e “Ave! Sò Caio Gregorio, er guardiano der Pretorio”. La mia generazione ha sentito più radio, che visto tv. Come il goal di Pak Do Ik a Middleborough, nel '66. La mia generazione ha visto il lancio dello Sputnik, Gagarin, la morte di JFK, il Vajont, piazza Fontana, il Vietnam, la notte dell'allunaggio, Italia-Germania 4-3, Alì contro Frazier, Borzov e Mennea. Ha visto Fossati a Sanremo, nella stessa serata dei Mungo Jerry. La mia generazione ha partecipato (almeno quella di sinistra) all' “ultima onda”, prima del riflusso: il “movimento del '77”, il “muvment” come lo chiamavamo noi. Una sorta di grande “contenitore” dove c'era proprio tutto: terrorismo, anarchia, musica, sballo continuo, manifestazioni, collettivi, le Cinque Terre: Corniglia, dove aveva casa Enrico Rava, Raboni a Camogli, Allen Gisberg sul palco dell'Alcione, in un “continuum” che ha ci ha trascinato per almeno due anni. La mia generazione ha perso per strada un bel po' di persone, la maggior parte spazzate via dall'eroina. La mia generazione ha avuto la sua Woodstock in Umbria, una Woodstock jazz. La mia generazione ha visto morire Lorusso e la Masi per ritrovarsi, incredula, anni dopo, ad assistere ad “un'idiozia conquistata a fatica”. La mia generazione ha visto “Ecce bombo” di Moretti, esclamando “Ecco, noi siamo quelli lì”. Ed è stato il primo momento nel quale abbiamo preso coscienza di appartenere a qualcosa, mentre eravamo "sbattuti" sullo schermo. La mia generazione. La mia generazione si è lanciata in volo d'angelo, per colpire di testa una palla radente crossata da sinistra, e con un impatto perfetto l'ha colpita, mentre il corpo planava sull' erba. La palla si è stampata sul palo, con rumore sordo. E siamo rimasti lì, a pancia in su, immobili, a guardare il cielo e poi, con gli occhi chiusi, a respirare l'odore dell'erba. postato da achab56 |
08:31 | commenti (3)
lunedì, ottobre 04, 2004 Terza puntata. Eravamo rimasti alla fine dei '60 (inizi '70). Non so voi, ma io ricordo un programma radio (radiodue, credo), andava in onda dal lunedì al venerdì, mi pare verso le 13,30/14. Si chiamava "Buon Pomeriggio", condotto da Maurizio Costanzo e Dina Luce. Che fine ha fatto la Luce (battuta scontata, astenersi, plis) non lo so, ma l'altro, oh sì che ne ha fatto di strada...Allora manco sapevi che faccia avessero i conduttori: ad esempio, che faccia aveva (e presumo ha, spero) Nello Tabacco, uno dei conduttori di "Per voi giovani"? Che trasmissione era? Per i "ggiovani", claro, no? :-) Era in coppia con una conduttrice, di cui, pardon, non ricordo il nome, ma che ho ritrovato, parecchi anni dopo, a condurre il Giornale Radio della notte, quello delle 24...No, non era Maria Laura Giulietti (ma qui dovremmo fare un salto temporale...ci arriveremo state tranquilli...) martedì, settembre 21, 2004 C'era una volta. C'era una volta un ragazzo che suonava, suonava la chitarra basso. Dove suonava? Il gruppo, dite? Crosstown Traffic, si chiama il gruppo. Se volete vederlo andate qui: http://www.ilportoritrovato.net/html/crosstown.html e potete vederli tutti i componenti. E c'è anche la sua foto, di lui in canottiera blu che suona, nelle prove. Me lo ricordo quel pomeriggio, quando con la macchina fotografica mi aggiravo sul palco per fotografarli, mentre loro provavano. Già. Ora quella chitarra basso non suona più. Ha smesso di suonare, perché chi la suonava è andato a suonare un pò più in alto, in quel magnifico gruppo dove suonano e cantano Jimi, Janis, Jim, Sid e tantissimi altri... Ciao, Bobo.
mercoledì, luglio 21, 2004 Quì si sta morendo d'inedia. (sì, lo so, non bisogna accettare file dagli sconosciuti, specialmente se si presentano con un passamontagna in testa nel vialetto d'ingresso di casa). Sto buttando giù questo scritto dal comp dell'ufficio (immaginate la mole di lavoro dalla quale sono attualmente oberato). Sembra di essere in regime di semilibertà: di giorno sei in galera ed alla sera vai a dormire a casa. e sono solo le 14,50... Da qualche sera sto rivedendo, naturalmente in due tempi, qualche film di W.A.: ho iniziato con "Crimini e misfatti" e proseguito, ieri sera, con "La dea dell'amore". Ho intenzione di continuare con "Harry a pezzi", "Misterioso omicidio a Manhattan", "Everybody says J love you" e, per finire, "Hannah e le sue sorelle". La presentazione, all'inizio di ogni film del ciclo, la faccio io. La sigla la tiro a sorte ogni sera tra i pezzi di Natalino Otto. Sto facendo un pò di considerazioni, visto il tempo a perdere, su problemi informatici e pensavo che la guerra tra i sessi (così come quella tra navigatori) non è altro che uno stupido battibecco in confronto alla lotta degli utenti per imparare a capire i programmi di navigazione. Oppure quando ti compaiono scritte del tipo: "Nessuna risposta" oppure "Tempo esaurito per l'operazione", intendendo, in realtà, che il server non è attivo, la rete è troppo affollata, la vita è troppo corta e quindi è meglio uscire e andare in qualche posto pieno di luci e rumori assordanti. O, anche, quando compaiono scritte tipo "Errore di protezione generale" o "Errore di pagina non valida" o "Violazione dell'integrità di sistema", che, tradotti, vogliono dire "Ti odio e non voglio più navigare con te". Interpretazione alternativa: "Aaaarrrrgghhhh!". Anche quì, come sempre, bisogna arrivare a compromessi: noi vogliamo A, il browser vuole B, entrambi otterremo C..., che, guardo caso, è anche l'iniziale di "Cookies", quei malefici file che permettono alle megamultinazionali di inserire anche il nostro hard disk nel loro impero, che, non contente di tenerci sempre d'occhio, usano il browser per raccogliere dati che memorizzano poi sui nostri stessi pc. Sorseggiamo, orsù, qualcosa di alcolico aspettando che il computer si blocchi un'altra volta. Ma non è che il fatto di essere "in rete" ci faccia considerare dei pesci? Finiremo forse in padella? E utilizzeranno dell'olio già usato? Fà male al fegato.... In conclusione, è tutta la vita che sto cercando di sfuggire alla realtà, però mi sa tanto che, infine, mi abbia raggiunto...mentre sono ancora fermo alla stazione della mente, a guardare gli orari dei treni che ho perso. Mentre gli acquasurfer della vita sono tutti intenti a non perdere un minuto del loro preziosissimo tempo di merda.... Sono, forse, arrivato al punto in cui, tra non molto, mi dovrò aggirare al Mercato Orientale, con in mano il sacchetto di plastica della spesa e la bava che mi cola dalla bocca e, parlando da solo, biascicherò invettive contro il governo e Bill Gates? "In caso di trasferimento o locazione dell'alloggio gli acquirenti o i locatori subentrano nella posizione giuridica relativamente ai diritti e agli obblighi inerenti il prezzo di rivendita, al canone di locazione ed alla destinazione ad abitazione": da piccolo, quando cercavo di immaginare che cosa avrei fatto "da grande", mai più avrei pensato di arrivare a scrivere quanto "summenzionato". I parenti mi chiedevano: "Cosa vuoi fare da grande?" e io rispondevo: "L'alcolizzato". Guardate che fine del cazzo ho fatto.... Sono le 15,00, non ce la faccio più a stare quì dentro e sto delirando... Il problema, vedite, è che non è possibile sprecare la proprie giornate in ufficio a fare solitari al computer [nella fattispecie Tutstomb, classico solitario a piramide (da cui il nome, tomba di Tuthankhamen), nel quale la somma di due carte deve fare sempre 13 (10/3, 9/4, 8/5, 7/6, il Re vale tredici, la Regina vale 12 (+ Asso) ed il Jack vale 11(+2). Interessante vero?]. Ebbene, immaginate giornate, settimane intere, passate con tale esercizio solingo, cercando di occupare tutti posti della Hall of Fame, alternando, invero, letture di riviste informatiche, con in cuffia Skin. E stamane ho timbrato alle 7,40...E poi un essere umano dovrebbe sentirsi realizzato? Aver letto una montagna di libri per questo? Per finire in questa sorta di Fortezza Bastiani ad aspettare i Tartari? Fra un bel pò di anni, se ci sarò, quando radunerò i miei figli per comunicargli il bilancio di quanto ho fatto nel corso della vita, cosa dirò? "Guardate, figli miei, nel corso della mia vita ho fatto 4500 DD, scritto 8600 provvedimenti, migliaia di lettere!". E mi toccherà, forse, leggere la commiserazione nei loro occhi, unitamente, questo è certo, al loro pensiero: "Che povero testicolo!". La realtà è che, forse, "viviamo" in attesa di un'improbabile e misera pensione? E' questa l'aspettativa della nostra vita? E chi darà, poi, da mangiare ai piccioni nel parco? Tutto quello spreco di mangime! "Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita" (S. Penna). Ma se inventeranno un plug-in per collegare il cervello con il computer, significherà che potremo sognare in real-video? Per oggi, ciao.it |